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Ária: Geni grazie ed amori

Compositor: Mozart Wolfgang Amadeus

Ópera: Ascanio in Alba

Papel: Venere (Soprano)

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"Ascanio in Alba" PDF 7Mb "Ascanio in Alba" PDF 25Mb
VENERE
al suo seguito che si ritira nell'indietro della scena, disponendosi vagamente:
Geni, Grazie, ed Amori,
Fermate il piè, tacete,
Frenate, sospendete,
Fide colombe, il volo:
Questo è il sacro al mio Nume amico suolo.
Ecco, Ascanio, mia speme, ecco le piagge,
Che visitammo insieme,
Il tuo gran Padre, ed io. Quel tempo ancora
Con piacer mi rammento. Anco i presagi
Parvero disegnar, che un giorno fora
Del mio favore oggetto
Questo popolo eletto.
Accennando l'altare.
In quell'altare
Vedi la belva incisa,
Che d'insolite lane ornata il tergo
A noi comparve. Il grand'Enea lo pose
Per memoria del fatto: e quindi il nome
Prenderà la Città, ch'oggi da noi
Avrà illustre principio. Io fin d'allora
Qui de le grazie mie prodiga sono
Al popolo felice: e qui 'l mio core
Fa sovente ritorno
Da la beata sfera, ove soggiorno.
Ma qui presente ognora,
Con la mia Deità regnar non posso:
Tu qui regna in mia vece. Il grande, il pio,
Il tuo buon Genitor, che d'Ilio venne
A le sponde latine, or vive in cielo
Altro Dio fra gli Dèi:
E soave mia cura ora tu sei.

ASCANIO
Madre, che tal ti piace
Esser da me chiamata, anzi che Dea,
Quanto ti deggio mai!

VENERE
Già quattro volte, il sai,
Condusse il Sol su questi verdi colli
Il pomifero Autunno,
Da che al popolo amico il don promisi
De la cara mia stirpe. Ognuno attende,
Ognun brama vederti: all'are intorno
Ognun supplice cade: e il bel momento
Affretta ognun con cento voti e cento.
L'ombra de' rami tuoi
L'amico suolo aspetta.
Vivi mia pianta eletta:
Degna sarai di me.
Già questo cor comprende
Quel che sarai di poi;
Già di sue cure intende
L'opra lodarsi in te